
Sbloccare il potere della memoria emotiva
Le memorie positive possono cancellare i brutti ricordi. Ogni volta che richiami un ricordo il tuo cervello sovrascrive e modifica leggermente la memoria. È quasi come aggiungere un filtro, che inserisce nuovi dettagli o rimuove informazioni e poi salva in memoria senza tenere traccia della versione precedente.

La natura malleabile della memoria è sia una benedizione che una maledizione: è un male perché non possiamo mai essere sicuri dell’accuratezza dei nostri ricordi, neanche di quelli più vividi; è un bene perché il nostro cervello ha la capacità innata di modellare e smussare i ricordi rendendoli meno potenti, ciò è utile soprattutto quando si tratta di addolcire qualcosa di spaventoso o di traumatico.
Cosa accadrebbe se fosse possibile utilizzare la natura malleabile dei nostri ricordi a nostro vantaggio, come strumento per curare alcuni disturbi mentali come la depressione e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD)?
Dopo anni di studio sulla memoria dei topi, i ricercatori hanno scoperto non solo dove il cervello immagazzina i ricordi positivi e negativi, ma anche come abbassare il volume dei ricordi negativi stimolando artificialmente altri ricordi più felici.
Mappatura di ricordi positivi e negativi
Uno dei passi più importanti verso l'uso della memoria per trattare i disturbi legati al ricordo di vecchi traumi è capire dove sono salvati i ricordi positivi e quelli negativi nel cervello e come distinguere tra i due.
I ricordi sono immagazzinati in diverse aree del cervello e gli stessi ricordi individuali esistono come reti di cellule chiamate engrammi.
I ricercatori sono particolarmente interessati alle reti di ricordi situate nell'ippocampo, una struttura del cervello che immagazzina informazioni sensoriali ed emotive importanti per la formazione e per il recupero dei ricordi.
In un nuovo articolo gli autori tracciano le principali differenze molecolari e genetiche tra ricordi positivi e negativi, scoprendo che i due sono in realtà sorprendentemente distinti su più livelli. Si scopre che i ricordi emotivi, come un ricordo positivo o un ricordo negativo, sono fisicamente distinti da altri tipi di riti di cellule cerebrali e sono distinti l'uno dall'altro.
Ciò suggerisce che questi ricordi, positivi e negativi, hanno un loro spazio separato nel cervello.
Gli autori dello studio hanno scoperto che le reti di cellule che codificano per le memorie positive e negative sono diverse le une dalle altre: sono per lo più immagazzinate in diverse regioni dell'ippocampo, comunicano con altre cellule utilizzando diversi tipi di percorsi e il meccanismo molecolare dei due tipi di reti cellulari sembra essere distinto.
Quindi c'è, potenzialmente, una base molecolare per differenziare tra ricordi positivi e negativi nel cervello. Ci sono molti marcatori che differenziano i ricordi positivi dai ricordi negativi nell'ippocampo.
Tuttavia la possibilità di distinguere ed etichettare i ricordi positivi e negativi è realizzabile solo grazie all’utilizzo di uno strumento avanzato ed altamente invasivo delle neuroscienze, chiamato optogenetica.
Questa tecnica consente l'aggiunta o la sottrazione di precisi schemi di attività all'interno di cellule bersaglio situate nel cervello intatto di animali, compresi i mammiferi. In questo modo l'introduzione di enzimi in canali cationici attivati dalla luce, ha consentito la manipolazione dell'attività neuronale con una precisione al millisecondo, pur mantenendo una risoluzione cellulare attraverso l'uso di specifici meccanismi bersaglio.
Ricablare i brutti ricordi nel topo
I ricercatori devono prima creare un ricordo, e successivamente possono etichettarlo.
Per creare un ricordo nella cavia espongono il roditore a esperienze positive o negative: un'esperienza positiva potrebbe essere sgranocchiare del formaggio gustoso o socializzare con altri topi; un'esperienza negativa potrebbe essere quella di ricevere una leggera ma inaspettata scossa elettrica ai piedi.
Una volta che si è formato un nuovo ricordo, gli scienziati possono trovare la rete di cellule che trattengono quell'esperienza in memoria e farla “brillare” di un certo colore.
Successivamente, usando la luce laser, possono attivare artificialmente quella specifica rete di cellule per rinnovare il ricordo.
I ricercatori hanno scoperto che l'attivazione artificiale di un'esperienza positiva riscriveva permanentemente un'esperienza negativa, riducendo di fatto l'intensità emotiva del brutto ricordo.
I ricercatori hanno fatto “ricordare” ai topi un'esperienza negativa e, durante il ricordo della paura, hanno riattivato artificialmente un gruppo di cellule della memoria legate ad una esperienza positiva.
La memoria positiva attivata in sincronia ed in “competizione” con la memoria negativa ha modificato la memoria della paura, riducendo la risposta comportamentale del topo allo stimolo nocicettivo sia nell’immediato che molto tempo dopo.
È possibile manipolare artificialmente i ricordi del passato e l'attivazione di una memoria positiva è il modo più efficace per sovrascrivere una memoria negativa.
Ma non è l'unico modo, anche attivando una memoria neutra - un'esperienza standard e noiosa per l’animale - si è potuto sovrascrivere il ricordo di una brutta esperienza.
Ricablare i brutti ricordi nell’uomo
Anche se l'attivazione artificiale dei ricordi non è possibile negli esseri umani, risultati simili potrebbero essere comunque raggiunti nel contesto clinico di una terapia psicologica utilizzando il linguaggio (che con i topi funziona poco): in terapia si potrebbe invitare il soggetto a richiamare in memoria uno o più ricordi positivi immediatamente dopo la trattazione di un ricordo traumatico.
La procedura non raggiungerà mai l’efficacia dell’optogenetica ma ha il grosso vantaggio di poter essere ripetuta più volte e di non necessitare di un foro aperto nel cranio del paziente.
Sapevamo già che i ricordi sono malleabili, ma la cosa importante che emerge dal nuovo studio è che il tempismo della stimolazione sembra essere davvero fondamentale.




