
Tutte le decisioni vengono prese inconsciamente poi, mezzo secondo dopo diventano consapevoli
La coscienza è la consapevolezza di te e del mondo che ti circonda. Questa consapevolezza è soggettiva ed unica, tuttavia, è solo il ricordo di una percezione avvenuta circa mezzo secondo prima.

Una nuova teoria della coscienza spiega perché si è sviluppata, a cosa serve, quali disturbi la influenzano e perché è così difficile resistere alle tentazioni.
La nuova teoria afferma che la coscienza si sia sviluppata come un sistema di memoria che viene utilizzato dal nostro cervello inconscio per aiutarci a immaginare il futuro in modo flessibile e creativo e per pianificare le strategie migliori.
La novità di questa teoria è che suggerisce che non percepiamo il mondo, non prendiamo decisioni o eseguiamo azioni direttamente ma facciamo tutte queste cose inconsciamente e poi - circa mezzo secondo dopo - ricordiamo consapevolmente di averle fatte.
Gli autori hanno sviluppato questa teoria per spiegare una serie di fenomeni che non potevano essere facilmente compresi con le precedenti teorie della coscienza.
I processi coscienti sono semplicemente troppo lenti per essere coinvolti attivamente nella musica, nello sport e in altre attività in cui sono richiesti riflessi di una frazione di secondo. Ma se la coscienza non è coinvolta in tali processi, allora è necessaria una migliore spiegazione di ciò che fa la coscienza e del motivo per il quale si è evoluta.
La memoria episodica può essere descritta come l'insieme di processi che ci consentono di viaggiare mentalmente nel tempo, di rivivere un momento del passato. Per poterlo fare, dobbiamo prima prendere le informazioni che arrivano attraverso i nostri sensi e la nostra memoria di lavoro e quindi creare una rappresentazione mentale di un momento specifico; questo è il processo di codifica.
Se vogliamo che quella rappresentazione sia accessibile in seguito, dobbiamo conservarla in una forma durevole; questo è il processo di consolidamento .
E, quando, in seguito, vogliamo riflettere su quel momento, dobbiamo attivare processi di recupero per farlo.
Gli autori sostengono che una funzione della coscienza - e, cosa più importante, il motivo per il quale si è sviluppata inizialmente - è quella di consentire ciascuna di queste fasi della memoria episodica.
La coscienza lega insieme gli elementi di un'esperienza, consentendo la creazione di una traccia di memoria che può includere dettagli multisensoriali.
La coscienza fornisce un mezzo attraverso il quale queste tracce di memoria possono essere riprodotte, un meccanismo che è anche la chiave per la loro corretta conservazione.
Questa teoria della coscienza è pienamente coerente con la distinzione che Kahneman e Tversky hanno fatto tra il Sistema 2 lento, faticoso, logico, calcolatore e cosciente e il Sistema 1 veloce, automatico, stereotipato e inconscio.
La nuova teoria aggiunge semplicemente che il Sistema 2, quello cosciente, è stato reso possibile al fine di raggiungere il suo scopo primario: essere un contenitore per la memoria episodica.
Ora, se accettiamo che la coscienza si sia evoluta come parte del sistema di memoria episodica, come una parte fondamentale di quel sistema che ci permette di immagazzinare nella memoria le esperienze precedenti e recuperarle in modo che i ricordi di queste esperienze possano essere combinati in modo flessibile e creativo per consentire la pianificazione di azioni nel futuro, allora non c'è motivo per cui la coscienza debba operare in tempo reale.
Se la coscienza è un sistema per la codifica e il recupero della memoria, e non è quindi principalmente finalizzata ad un'azione diretta, non c'è motivo per cui non possa funzionare correttamente anche con un piccolo ritardo (circa mezzo secondo).
Secondo questa teoria non percepiamo consapevolmente gli eventi in tempo reale.
Percepiamo il mondo come un ricordo. In altre parole, tecnicamente, non percepiamo consapevolmente nulla direttamente; stiamo sperimentando solo un ricordo di una percezione.
Secondo i ricercatori, questa teoria è importante perché afferma che tutte le nostre decisioni e azioni sono effettivamente prese inconsciamente, anche se viviamo l’illusione di averle prese consapevolmente.
La nostra mente cosciente non controlla le nostre azioni. Anche i nostri pensieri generalmente non sono sotto il nostro controllo cosciente.
Questa mancanza di controllo è il motivo per cui potremmo avere difficoltà a fermare un flusso di pensieri che ci attraversano la testa mentre cerchiamo di andare a dormire, e anche il motivo per il quale la consapevolezza è un’attività difficile da praticare.
Gli autori considerano un certo numero di disturbi neurologici, psichiatrici e dello sviluppo come disturbi della coscienza tra cui il morbo di Alzheimer e altre demenze, il delirio, la schizofrenia, il disturbo dissociativo, alcuni tipi di autismo e altro ancora.
Infine, il testo della pubblicazione fornisce una tabella di marcia su come medici, educatori e pazienti possono migliorare al meglio il comportamento ed acquisire conoscenze, utilizzando metodi clinici e didattici che possono essere efficaci nel plasmare sia la mente conscia che il cervello inconscio.
Questo lavoro potrebbe aiutare i pazienti a migliorare la gestione dei comportamenti problematici come il consumo eccessivo di cibo o le dipendenze in genere. Ciò banalmente potrebbe essere ottenuto smettendo di investire sulla forza di volontà e puntando invece sulla programmazione di strategie di autocontrollo.




