Impotenza: appresa o istintiva

Il Dr. Martin Seligman ha condotto diversi esperimenti sull'impotenza acquisita ed è considerato il fondatore della psicologia positiva.

Iniziò la sua carriera all'Università della Pennsylvania come studente laureato nel 1964. Nel 1965, insieme a Steven Maier, e Bruce Overmeier scoprirono il fenomeno chiamato impotenza appresa. 

Stava lavorando nel laboratorio di Richard Solomon, dove conduceva esperimenti sul condizionamento Pavloviano, quando si accorse che accadeva qualcosa di strano.
Il condizionamento consisteva nel dare da mangiare al cane ogni volta che si presentava il suono d'un campanello. Dopo varie ripetizioni, lo stimolo del campanello si trasformava in stimolo condizionato capace di produrre da solo una risposta, questa volta condizionata, di salivazione.

Il condizionamento tuttavia non sembrava funzionare quando lo stimolo veniva associato a scosse elettriche di intensità lieve o moderata.

Per capire come mai l'esperimento dava risultati inattesi modificò il protocollo creando tre gruppi di cani, tre di topi e tre di persone. Il primo gruppo (di ogni specie) riceveva una scarica elettrica inevitabile e della durata di 5 secondi. Il secondo gruppo riceveva la stessa scossa, ma aveva a disposizione una leva che, se premuta, interrompeva la corrente. Il terzo gruppo non subiva nessuna scossa.

Dopo 24 ore da questa situazione sperimentale i cani, i topi e gli esseri umani sono stati portati in un nuovo setting dove per evitare la scossa elettrica non dovevano far altro che attraversare una piccola barriera.

Gli animali che nel primo esperimento hanno sperimentato l’assenza di controllo, quando posti in una condizione dove avrebbero potuto evitare la scossa elettrica, non hanno fatto nulla. Sono rimasti inermi, incapaci di reagire. 

Di fatto hanno appreso che ogni sforzo era inutile, hanno appreso l’impotenza. 

Quando ti succede qualcosa di brutto e nulla di quello che fai ti può aiutare, allora smetti di provarci. Non è il trauma che produce l’impotenza, ma è un trauma che viene percepito come inevitabile ad essere devastante. È l’assenza di controllo che porta prima all’impotenza poi alla depressione.

A distanza di anni, tuttavia, il Dr. Martin Seligman ribalta completamente l’interpretazione dei risultati degli esperimenti. Sulla base di nuove ricerche condotte nell’ultimo decennio e di tecnologie non disponibili cinquanta anni fa, ora può descrivere cosa avviene realmente nel cervello di un animale che affronta stress non controllabili.

L’impotenza e il panico ora vengono viste come reazione predefinite (istintive) degli animali ad eventi negativi prolungati e non controllabili.

Se un rettile è attaccato da un altro animale e non può combattere, la cosa migliore che può fare è appallottolarsi ed aspettare, nella speranza che il pericolo passi.

La reazione predefinita dei mammiferi è ereditata da quella dei rettili, tuttavia i mammiferi hanno una corteccia, una sovrastruttura cognitiva in grado di ipotizzare scenari migliori e di mettere in atto un intero repertorio comportamentale finalizzato controllare e gestire gli eventi avversi.

Nel profondo del sistema limbico dei rettili c’è una piccola struttura di circa 50.000 cellule, il nucleo dorsale del rafe. Quando il nucleo dorsale del rafe è attivo è necessario e sufficiente a produrre il comportamento di impotenza e panico.

Se il nucleo del rafe è stimolato l’animale si mostra impotente, di contro se questa area del cervello è inibita l’animale continua ad essere attivo anche se esposto ad eventi avversi e prolungati che normalmente lo avrebbero reso impotente.

Nella corteccia prefrontale mediale ventrale dei mammiferi c’è un circuito direttamente collegato con il nucleo del rafe. Quando viene stimolata la corteccia prefrontale mediale ventrale questo circuito inibisce l’attività del nucleo del rafe. 

Quando il topo capisce che se preme una leva blocca la scossa elettrica la sua corteccia prefrontale si attiva e di conseguenza questa disattiva l’istinto di abbandonarsi alla sorte.

Imparare che ci sono azioni utili (o anche solo ritenute utili) a governare il caos ci rende meno soggetti all’impotenza. 

Quando si verificano eventi avversi, traumi, o imprevisti, nella tua vita non puoi di certo cancellarli. Quello che puoi fare è continuare ad inventare strategie per gestire il dolore e limitare i danni. 

Puoi imparare a non perdere il controllo, a dosare le energie restando in attesa del momento migliore per agire.

Ogni strategia cognitiva che aumenti il senso di autoefficacia e permetta di sopportare il dolore, circoscrivendo gli eventi avversi in un contesto di spazio e di tempo limitato, è una buona arma capace di contrastare l’istinto di abbandonarsi all’impotenza e alla depressione.