Rispetto al rischio di dipendenza da fumo e da alcol la pre-adolescenza rappresenta il momento decisivo della scelta.

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Quando si parla di prevenzione rispetto al consumo di tabacco e alcol forse la strategia migliore consiste nello stimolare i ragazzi a riflettere bene sul senso delle loro scelte. Non tanto demonizzando determinati comportamenti ma invitando i ragazzi a riflettere a lungo sul motivo per il quale è meglio dire no.

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Studies on Alcohol and Drugs ha evidenziato che i bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni hanno un atteggiamento decisamente ambivalente nei confronti delle sigarette e degli alcolici.

Sembra infatti che i pre-adolescenti abbiano sia idee positive che negative nei confronti di queste pericolose sostanze, e che si trovino ancora nella fase della scelta. Devono ancora decidere se per loro bere alcolici e fumare sigarette è veramente una cosa negativa o se al contrario potrebbe essere un’abitudine tutto sommato accettabile.

Stress e preoccupazioni fanno invecchiare più velocemente le nostre cellule.

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La capacità di anticipare gli eventi futuri ci consente di pianificare ed esercitare il controllo sulle nostre vite, ma può anche contribuire ad aumentare il rischio di malattie collegate allo stress. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’ Università della California, San Francisco (UCSF) maggiore è la tendenza di un individuo a preoccuparsi per eventuali difficoltà future, maggiore è la velocità con la quale invecchiano le cellule del suo corpo.

In questo studio, condotto su 50 donne di cui circa la metà impegnate quotidianamente nella cura di un familiare affetto da demenza, si è visto che chi aveva  una maggiore tendenza ad anticipare mentalmente le difficoltà relative a due compiti che gli sperimentatori avevano assegnato loro (parlare in pubblico e risolvere un problema di matematica) aveva anche un tasso di invecchiamento cellulare più elevato.

Educare i bambini attraverso le punizioni corporali è dannoso per lo sviluppo del carattere.

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In base ad una analisi delle ricerche condotte negli ultimi venti anni è evidente che ogni forma di punizione corporale, usata a scopo educativo, rappresenta un potenziale rischio per lo sviluppo a lungo termine dei minori.

È infatti dimostrato che tale stile educativo è strettamente correlato con una  maggiore aggressività agita  sia nei confronti dei genitori che dei fratelli e dei coetanei.

E successivamente, nella vita adulta, anche nei confronti del coniuge e di eventuali figli nonché della società nel suo complesso attraverso la messa in atto di comportamenti antisociali.

Praticamente senza eccezioni, questi studi hanno evidenziato che la punizione fisica è stata associata ad alti livelli di aggressività nei confronti di genitori, fratelli, colleghi e coniugi.

Smettere di bere e di fumare in un colpo solo.

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Un farmaco comunemente usato dai fumatori per combatte il tabagismo sembra avere anche degli utili effetti collaterali non previsti: inibisce la tendenza ad assumere alcolici.

Un nuovo studio condotto dall'università di Chicago ha evidenziato che la vareniclina, venduta con il nome di Chantix, ha la capacità di aumentare gli effetti indesiderati correlati con l'assunzione di alcool e dunque potrebbe essere utilizzato come trattamento "dissuasivo" nei casi di alcolismo o di abuso da sostanze alcoliche.

Ad un gruppo di forti bevitori è stato somministrato il farmaco tre ore prima di una sessione alcolica e si è notato nei soggetti un aumento della disforia (termine utilizzato in psichiatria per indicare un'alterazione dell'umore in senso depressivo, accompagnato da agitazione ed irritabilità), ed una conseguente minore propensione al bere.

Questa interferenza con la percezione soggettiva degli effetti piacevoli causati dalle bevande alcoliche potrebbe ridurre la tendenza a bere in soggetti predisposti all'abuso.

Un genitore è un buon genitore quando è "credibile"

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Un genitore troppo autoritario, il cui modello educativo potrebbe essere riassunto dall'espressione "o fai come dico io, oppure quella è la porta",  corre il rischio di trasformare i suoi figli in "piccoli ribelli" i quali, non ritenendo legittima l'autorità di chi li guida, tenderanno ad una rivolta sempre più energica fino a sfociare, nei casi più gravi, in comportamenti antisociali e delinquenziali.

Secondo una nuova ricerca condotta presso l'Università del New Hampshire la chiave di una buona educazione consiste nell'ottenere credibilità e legittimità. Quando i bambini considerano i loro genitori come figure autorevoli e legittime, si fideranno delle scelte che essi prenderanno per loro e si sentiranno in dovere di rispettare le regole.

È dunque fondamentale per un genitore essere considerato una figura legittima, in quanto un controllo bastato esclusivamente su ricompense e punizioni può essere poco utile quando il "controllore" non è presente fisicamente.

L'uso del cellulare può ridurre il desiderio di interagire con gli altri.

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Anche se il telefono cellulare è considerato come un dispositivo predisposto per favorire il contatto tra le persone potrebbe tuttavia avere effetti negativi riducendo lo stimolo e la necessità di interagire “faccia a faccia” con chi abbiamo di fronte.

Sono stati condotti una serie di esperimenti per verificare questa ipotesi, e le conclusioni sono state pubblicate nel documento "The Effect of Mobile Phone Use on Prosocial Behavior" (Gli effetti del cellulare sul comportamento pro-sociale). Per comportamento pro-sociale, così come definito nello studio, si deve intendere la tendenza di un individuo ad agire a favore di un'altra persona o a favore della società nel suo complesso.

I ricercatori hanno scoperto che, dopo un breve periodo di utilizzo del cellulare i soggetti erano meno inclini, se paragonati al gruppo di controllo, ad impegnarsi in attività di volontariato a favore della comunità.
Inoltre i soggetti erano anche meno capaci di concentrarsi nella risoluzione di problemi di logica pur sapendo che le eventuali risposte corrette si sarebbero tradotte in un guadagno effettivo di denaro da devolvere in beneficenza.

A caccia di ricordi

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Gli uomini ricordano le informazioni apprese in precedenza utilizzando la stessa strategia usata dalle api per cercare il polline o dagli uccelli per cercare le bacche tra i cespugli.

I ricercatori dell'Università di Warwick e dell'Università dell'Indiana hanno individuato un parallelismo tra la modalità con la quale gli esseri umani vanno alla ricerca dei loro ricordi e la modalità con la quale gli animali cercano il cibo in natura, suggerendo che chi utilizza una strategia di recupero più efficace ottiene anche i risultati migliori dal punto di vista della capacità di memorizzazione.

Gli scienziati hanno sottoposto 141 studenti (46 uomini e 95 donne) ad un compito nel quale si chiedeva loro di ricordare il maggior numero di nomi di animali possibile in soli tre minuti, e hanno poi confrontato i risultati con un modello classico di "foraggiamento ottimale" nel mondo reale, il teorema del valore marginale, che ha lo scopo di predire quanto tempo gli animali rimarranno in un determinato territorio a caccia di risorse prima di saltare ad un altro territorio.

Meglio la destra o la sinistra?

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Ci piace immaginarci come creature razionali: immagazziniamo informazioni, le valutiamo attentamente e alla fine scegliamo in modo estremamente ponderato la cosa migliore.

Ma a quanto pare ci stiamo prendendo in giro, nel corso degli ultimi decenni infatti gli scienziati hanno dimostrato più volte che ci sono fattori interni ed esterni capaci di influenzare il nostro modo di pensare, di sentire e di decidere.

Uno di questi fattori, stando ai risultati di una nuova ricerca pubblicata nel numero di dicembre della rivista Current Directions in Psychological Science, è rappresentato dal nostro stesso corpo. Alcuni ricercatori hanno infatti dimostrato che le caratteristiche e le specificità del nostro corpo sono in grado di influenzare, in modo prevedibile, diversi aspetti del nostro comportamento.

Un modo attraverso il quale il nostro corpo potrebbe influenzare il processo decisionale è rappresentato dalla preferenza ad utilizzare la mano destra o la mano sinistra, dall'essere cioè destrimani o mancini.

Disturbi del sonno e problemi della memoria.

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In base ad una ricerca che verrà presentata nel corso del prossimo meeting dell'American Academy of Neurology's la quantità e la qualità del sonno sembra essere correlate con l'insorgenza di disturbi della memoria.

I disturbi del sonno sembrano essere collegati con l'accumulo, nel cervello, di placche amiloidi o placche senili. Formazioni extracellulari, costituite da una parte centrale in cui si accumula la proteina amiloide e una parte periferica in cui si depositano detriti neuronali, che rappresentano una delle caratteristiche microscopiche principali del morbo di Alzheimer.

I ricercatori hanno testato per due settimane i cicli del sonno di 100 persone di età compresa tra 45 e gli 80 anni, non affette da problemi di demenza.
Metà del campione aveva tuttavia familiarità con la malattia di Alzheimer, cioè almeno uno dei genitori aveva una diagnosi di demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer.

Questione di memoria ...

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Sarà successo anche a voi di uscire da un centro commerciale con il carrello pieno di roba senza avere la minima idea di dove avete lasciato la macchina, costretti a scandagliare fila dopo fila tutto il parcheggio maledicendo la vostra inutile memoria!
In base ad una nuova ricerca dell'UCLA (University of California, Los Angeles) sembra che un giorno, forse non troppo lontano, si potrà intervenire direttamente sul cervello per potenziare la formazione dei ricordi.

I neuroscienziati hanno dimostrato che si può rafforzare la memoria, in pazienti umani, stimolando una area specifica del cervello. Pubblicata nell'edizione del 9 febbraio del New England Journal of Medicine, la scoperta potrebbe portare a un nuovo metodo per aumentare la memoria nei pazienti con malattia di Alzheimer.

Il gruppo di ricerca si è concentrato su una porzione specifica del cervello chiamata  corteccia entorinale, considerata la porta di ingresso verso l'ippocampo.
La formazione dell'ippocampo riceve afferenze da una grande quantità di aree corticali attraverso il subicolo e la corteccia entorinale, o il vicino giro paraippocampale.