Mobbing: se il capo vi tortura e vi umilia ecco una strategia a breve termine.

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Esprimere gratitudine non solo è un gesto di buona educazione, ma sembra essere anche una strategia efficace per rendere più mansueto un capo aggressivo ed insicuro.

In un articolo recentemente pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology si descrivono i risultati di una ricerca condotta per analizzare le interazioni tra: potere, sentimenti di insicurezza, paure legate all’incompetenza, espressioni di gratitudine e tendenza a denigrare gli altri.

L’obbiettivo dello studio consisteva nel capire meglio cosa spinge un capo o un dirigente a maltrattare i suoi subordinati, e che cosa i dipendenti possono fare per evitare di essere aggrediti.

L’ipotesi di partenza è stata ricavata dai risultati di una precedente ricerca nella quale si affermava che ricevere espressioni di gratitudine aumenta in noi il senso di valore sociale percepito.

In base a ciò, se un soggetto in posizione di potere, riceve consenso ed approvazione dai suo subalterni appaga (almeno temporaneamente) il suo bisogno di sicurezza e riduce, di conseguenza, il livello di aggressività espressa.

I 10 sintomi precoci dell’autismo, o di un ritardo nello sviluppo, in bambini di età compresa tra i 6 e i 12 mesi.

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Anche se di solito il Disturbo Autistico non viene diagnosticato prima dei tre anni, alcuni bambini cominciano a mostrare i segni di un ritardo nello sviluppo già prima dei 12 mesi.

Secondo la Dottoressa Rebecca Landa, direttore del Center for Autism and Related Disorders all’istituto Kennedy Krieger di Baltimore, i genitori  devono avere la possibilità di individuare i segni precoci di un ritardo nello sviluppo della comunicazione  per anticipare il più possibile, nel caso sia necessario, l’inizio della terapia.

Le ricerche mostrano che è possibile diagnosticare l’autismo in bambini di età inferiore ai 14 mesi, e che un intervento precoce ottiene risultati migliori perché agisce su cervelli maggiormente malleabili.

Durante il gioco con il bambino di età compresa tra i 6 e i 12 mesi i genitori dovrebbero cercare i seguenti sintomi, spesso collegati con successive diagnosi di Autismo o di altri ritardi dello sviluppo:

 

Tecniche di memorizzazione, come ricordare meglio informazioni non correlate tra loro.

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Dopo tutto sembra che fare un sonnellino in classe non sia un idea così sbagliata! Una nuova ricerca condotta da una psicologa dell’Università di Notre Dame afferma infatti che dormire subito dopo aver appreso nuove informazioni ne favorisce la memorizzazione e il richiamo mnestico.

Sono stati testati 207 soggetti che avevano una media di almeno sei ore di sonno per notte. Sono stati assegnati loro dei compiti di memorizzazione per verificare le prestazioni della memoria dichiarativa in relazione al sonno.

I soggetti dovevano ricordare una serie di coppie di parole, sia collegate che non collegate semanticamente, apprese o alle 9.00 di mattina o alle 9.00 di sera.

La richiesta di ricordare poteva avvenire o 30 minuti, o 12 o 24 ore dopo l’apprendimento.

Se hai la testa grande, allora avrai anche tanti amici. Il ritorno della frenologia!

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Una nuova ricerca suggerisce l’esistenza di un legame diretto tra il numero di amici che un individuo riesce ad avere e le dimensioni di un area specifica del cervello che si trova appena dietro gli occhi, la corteccia prefrontale orbitale.

Una corteccia prefrontale orbitale di dimensioni maggiori è associata a soggetti che hanno un numero di amici più elevato.

Lo studio, condotto da ricercatori dell’università di Oxford, Liverpool ed Edimburgo, suggerisce che per mantenere proficui contatti con un certo numero di amici (non semplici conoscenti) è necessario impiegare capacità cognitive di alto livello in grado di consentirci una sorta di “lettura del pensiero”.

Tale capacità, che i ricercatori chiamano mentalising, consiste nell’abilità di “vedere” noi stessi con gli occhi degli altri, e nel “vedere” gli altri partendo dal loro punto di vista piuttosto che non dal nostro. Una sorta di capacità empatica ma specifica per i processi cognitivi e motivazionali e non per le emozioni.

Vivere da soli aumenta il rischio di depressione.

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È noto che vivere da soli rappresenta un fattore correlato con la comparsa di problematiche di tipo psicologico per anziani e genitori single, ma poco si sa circa gli effetti dell’isolamento su soggetti in età lavorativa.

Il numero di persone che vivono da sole è raddoppiato negli ultimi trent’anni, infatti si stima che nel  Regno Unito e negli Stati Uniti circa una persona su tre viva da sola.

Una nuova ricerca ha evidenziato che il rischio di depressione, misurata in base al consumo di antidepressivi, è quasi dell’ 80% in più per coloro i single rispetto a chi al contrario vive all’interno di un gruppo sociale o familiare.

Questi dati sono stati ottenuti dai ricercatori del BioMed Central dopo aver  seguito 3500 soggetti Finlandesi, in età lavorativa, per un periodo di sette anni, valutando le caratteristiche sociali, demografiche, economiche, nonché la tendenza ad usare tabacco, alcol e droghe e antidepressivi.

Allattare al seno o con latte artificiale ma non ad orari prestabiliti. L’allattamento “on demand” sembra infatti correlato ad un migliore rendimento scolastico.

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Un nuovo studio suggerisce che i bambini allattati al seno o con il latte artificiale rispettando degli orari specifici hanno prestazioni scolastiche e quoziente intellettivo meno brillanti rispetto ai bambini allattati “on demand”, cioè nel rispetto delle loro esigenze.

La scoperta si basa sulla correlazione tra i dati relativi al tipo di allattamento e i punteggi ottenuti dai bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni in test scolastici (SATs ) e di misurazione del QI, quoziente intellettivo.

In base ai dati sembra che i bambini allattati in conseguenza ad una loro richiesta, e non rispettando un orario fisso mostrino un punteggio di 4 o 5 punti superiore rispetto agli altri, indipendentemente dal fatto di essere allattati al seno o per mezzo di biberon.

Tale differenza di QI potrebbe essere esemplificata immaginando una classe composta da 30 bambini. Il bambino con un livello di prestazioni cognitive medie si troverebbe al 15° posto e, con 4 o 5 punti in più di quoziente intellettivo, potrebbe salire fino all’ 11° posto.

Come potete aiutare vostro figlio a perdere peso? Mettetevi a dieta

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Un recente studio, pubblicato nella rivista online Obesity, indica che la perdita di peso corporeo di un genitore rappresenta uno dei pochi fattori chiave per il successo nel tentativo di trattare i problemi di obesità infantile nei bambini.

Sono state esaminate variabili inerenti le competenze genitoriali, lo stile genitoriale, il contesto domestico e la disponibilità di alimenti in casa, ma alla fine è emerso che il modo migliore per poter aiutare un bambino in sovrappeso consiste nel dare il buon esempio mettendosi a dieta.

I dati indicano che circa il 31% dei bambini Americani è in sovrappeso o rientra nella categoria degli obesi. Attualmente i trattamenti per l’obesità infantile in America consistono in programmi che coinvolgono il bambino, insieme ad entrambi i genitori, in sessioni di ri-educazione alimentare e di ri-educazione fisica con tecniche di terapia comportamentale.

I genitori sono le persone più influenti nella vita di un bambino, hanno un ruolo di guida e di supporto, ed è per questo che è così importante che in qualsiasi programma di dimagrimento per i bambini siano coinvolti anche gli adulti.

L'aumento di Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) potrebbe essere in parte dovuto alla esposizione fetale a radiazioni provenienti dal telefono cellulare.

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L’esposizione alle radiazioni emesse dai telefoni cellulari (inquinamento elettro magnetico) durante la gravidanza influenza lo sviluppo cerebrale del feto e potrebbe condurre alla iperattività.

Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Yale School of Medicine.

Tale ricerca, anche se condotta su topi e non su soggetti umani, rappresenta la prima evidenza sperimentale del fatto che l'esposizione di un feto alle radiazioni prodotte dai telefoni cellulari ha, di fatto, delle conseguenze sul comportamento manifestato successivamente nell’età adulta.

Alcune femmine di topo gravide sono state esposte alle radiazioni di comuni cellulari posizionati nelle vicinanze delle gabbia in modalità silenziosa ma attivi per tutta la durata dell’esperimento. Altri topi, che hanno funto da gruppo di controllo, sono stati esposti alle stesse condizioni ma in presenza di telefoni disattivati.

Scarsa attività sessuale, maggiore il consumo di sostanze alcoliche.

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Quando i maschi si trovano nell’impossibilità di soddisfare i loro istinti sessuali tendono ad assumere una quantità maggiore di alcolici.

Un gruppo di scienziati dell’UCSF (Università della California, San Francisco) è arrivato a questa conclusione analizzando i comportamenti non di soggetti umani ma di cavie animali, i moscerini della frutta.

Nella Drosophila (o moscerino della frutta) l’alterazione dei livelli di una piccola molecola, il neuropeptide F, sembra essere responsabile di questo comportamento.

Una molecola simile negli uomini, il neuropeptide Y, potrebbe essere collegata ai meccanismi di gratificazione sociale nonché ai comportamenti di dipendenza da sostanze alcoliche e da droghe.

I dati di questo studio potrebbero migliorare la comprensione relativa ai meccanismi cerebrali che rendono gratificante l’interazione sociale negli animali e negli uomini.

I bambini fino a sei anni apprendono fidandosi ciecamente degli adulti, già all’età di dieci anni danno maggiore peso alla loro esperienza diretta.

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Fino a sei anni il modo migliore per educare i bambini consiste nel dire loro cosa fare e come farlo, ma già all’età di dieci anni iniziano a dare maggiore peso all’esperienza diretta. A questa età è dunque necessario che l’educazione teorica sia coerente con l’esempio dato da genitori e insegnati attraverso fatti concreti.

I bambini sono naturalmente affamati di informazioni, sono ansiosamente alla ricerca di regole utili a definire il funzionamento del loro mondo, fisico e sociale.

Sembra che fino a sei anni il metodo che influenza di più la formazione degli atteggiamenti e delle convinzioni nella mente di un bambino sia l’istruzione diretta, mentre già a dieci anni prevale la valutazione delle informazioni acquisite sulla base delle proprie esperienze personali.

Per l’esperimento sono stati “reclutati” 300 bambini appartenenti alla prima, alla terza e alla quinta elementare di una scuola etnicamente mista di Toronto.