ADHD, farmaci dopamina e attività fisica

I farmaci per il trattamento dell'ADHD più impiegati sono due: il metilfenidato (uno psicostimolante) e l'atomoxetina (un principio attivo non psicostimolante).
Il metilfenidato (Ritalin) risulta essere quello di prima scelta nel trattamento del disturbo. Si dovrebbe ricorrere al trattamento farmacologico, solitamente, solo se la terapia psicologica non produce gli effetti sperati.

L'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), o sindrome da deficit di attenzione e iperattività, è un disturbo dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell'adolescente. Questo disturbo è caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività.

I soggetti affetti da ADHD sono facilmente distraibili, possiedono scarsa concentrazione, sono impulsivi, iperattivi e tendono a prendere decisioni senza riflettere.

Come funziona il farmaco ADHD più usato

Per decenni, i medici hanno trattato i bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) con metilfenidato, un farmaco stimolante venduto come Ritalin e Concerta, rendendolo uno dei farmaci più ampiamente prescritti per il sistema nervoso centrale. 

Sarebbe logico aspettarsi che, ormai, i ricercatori sappiano come funziona il metilfenidato nel cervello, tuttavia ad oggi, si sa poco sul meccanismo d'azione del farmaco. 

Un nuovo studio cerca ora di colmare questa lacuna e di capire come il metilfenidato interagisce con le reti di controllo cognitivo e il comportamento attentivo.

Ciò che è noto è che gli individui con ADHD hanno un'attività di segnalazione della dopamina ridotta rispetto agli individui neurotipici nelle reti cerebrali che controllano l'attenzione e i comportamenti diretti ad uno scopo. 

Si ipotizza che il metilfenidato migliori i sintomi dell'ADHD aumentando i livelli di dopamina nel nucleo accumbens (NAc).

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno utilizzato l'imaging cerebrale per esplorare gli effetti del metilfenidato sul nucleo accumbens e sul cosiddetto sistema a tripla rete, sistema che svolge un ruolo chiave ruolo nei comportamenti che richiedono il controllo adattivo dell'attenzione. 

Le tre reti includono la rete di salienza (the salience networks), la rete fronto parietale (frontoparietal networks) e la default mode networks.

Si ipotizza che la disregolazione di questo sistema di reti può essere alla base dei sintomi dell'ADHD.

I risultati dello studio dimostrano che il metilfenidato modifica l'attività neurale spontanea nei sistemi di ricompensa e di controllo cognitivo nei bambini con ADHD. I cambiamenti indotti dai farmaci nelle reti di controllo cognitivo si traducono in un'attenzione sostenuta e più stabile. 

I ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per misurare gli effetti del metilfenidato sull'attività cerebrale spontanea in 27 bambini con ADHD e 49 bambini di controllo con sviluppo tipico.

Come ipotizzato dai ricercatori, è stata notata una maggiore attività neurale nel NAc e nelle reti di salienza e modalità predefinita quando è stato somministrato il metilfenidato. 

I risultati confermano gli effetti positivi del metilfenidato sull'attenzione nei bambini con ADHD e rivelano il probabile meccanismo d'azione, cioè una migliore attivazione e coordinazione delle reti cerebrali coinvolte, con un ruolo chiave giocato dagli effetti potenziati della dopamina nella regione del NAc del cervello.

Che cos'è l’attenzione?

L’attenzione è la capacità di selezionare uno stimolo e concentrarsi su di esso ignorando tutto il resto. L’attenzione richiede che il cervello blocchi le informazioni irrilevanti.

Dove tracciamo il confine tra le «normali» difficoltà di attenzione e concentrazione e l’ADHD?

Il concetto di attenzione è strettamente legato a quello di ricompensa. 

Ed infatti, quando si parla di «centro della ricompensa» ci si riferisce al cosiddetto nucleus accumbens, lo stesso nucleo coinvolto nell’ADHD. 

È nel nucleus accumbens che si genera la «ricompensa», sotto forma di una sensazione di benessere mediata dalla dopamina.

Alcuni comportamenti, soprattutto quelli che aumentano le probabilità di sopravvivere aumentano anche i livelli di dopamina nel nucleus accumbens.

La sensazione piacevole è il premio che ci spinge a ripetere il comportamento.

Il nucleus accumbens è più o meno sempre attivo, e informa il resto del cervello, grazie ai livelli di dopamina, sul valore delle azioni che stai compiendo. Se un’azione non attiva a sufficienza il nucleus accumbens – cioè se i livelli di dopamina non sono abbastanza alti – sposterai la tua attenzione e cercherai altrove una ricompensa.

Affinché la dopamina abbia effetto sul centro della ricompensa facendoti stare bene, questa deve legarsi ad un recettore sulla superficie dei neuroni. Il problema è che se non ci sono ricettori, la dopamina non può generare lo stesso effetto, non avendo nulla a cui legarsi. Le persone con ADHD sembrano avere meno recettori per la dopamina nel centro di ricompensa.

Quindi livelli bassi o mal calibrati di dopamina sembrano creare rumore di fondo e attivare in maniera insufficiente il sistema della ricompensa, così che è difficile concentrarsi.

Esercizio fisico e attenzione

Oggi sappiamo che i livelli di dopamina aumentano soprattutto dopo aver fatto attività fisica. Probabilmente, il motivo più importante per cui l’esercizio fisico fa bene alla concentrazione – che si abbia l’ADHD o meno – è che aumenta i livelli di dopamina e regola meglio il sistema di concentrazione e ricompensa. I livelli di dopamina salgono un paio di minuti dopo la fine dell’allenamento e restano alti per una o due ore. 

Facendo attività più intensa il rilascio di dopamina aumenta, quindi correre è meglio che fare una passeggiata.

Moto ed esercizio fisico sono medicinali efficaci per l’attenzione, e non hanno effetti collaterali. Basta un’unica sessione di cinque minuti per migliorare la concentrazione e diminuire i sintomi dell’ADHD.

Corri invece di camminare. Facendo maggiori sforzi, infatti, il cervello rilascia più dopamina e noradrenalina. In pratica dovresti arrivare fino al 70-75% della frequenza cardiaca massima. Allenati di mattina per almeno trenta minuti. Per la concentrazione è spesso meglio allenarsi di mattina, in modo che l’effetto duri per il resto della giornata. Dopo un paio d’ore infatti inizia ad affievolirsi.

Link Fonte