La risonanza magnetica funzionale (fMRI) usata per predire il successo o l'insuccesso di canzoni pubblicate su MySpace.

Logo di MySpace
I dati provenienti dall'analisi dell'attività cellulare dei teenager mentre ascoltano canzoni potrebbero essere usati per prevenire la popolarità di queste opere.

Un nuovo studio suggerisce che l'attività cerebrale dei giovani, registrata mentre sono impegnati nell'ascoltare nuove canzoni, potrebbe aiutare a prevedere la popolarità futura delle canzoni in esame.

"Noi abbiamo dimostrato che è possibile usare gli strumenti diagnostici della tomografia assiale computerizzata per predire la popolarità culturale di un determinato testo musicale" ha detto Gregory Berns, direttore del Emory's Center for Neuropolicy.

Il Journal of Consumer Psychology ha pubblicato i risultati di tale studio.

L’esclusione sociale come arma nella competizione tra donne.

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Molti studi hanno confermato il luogo comune secondo il quale i maschi tendono ad essere più aggressivi sia fisicamente che verbalmente rispetto alle femmine.

Secondo un nuovo studio, che verrà pubblicato sulla rivista Psychological Science, ciò non è la conseguenza di una minore competitività tra le femmine, ma dell’uso di differenti strategie di “lotta”.

In particolare le donne possono contare su forme meno dirette, ma non per questo meno efficaci, di aggressività come ad esempio l’esclusione sociale.

Per studiare le reazioni di uomini e donne di fronte ad una minaccia sociale gli sperimentatori  dell’Emmanuel College e dell’università di Harvard hanno chiesto a numerosi volontari di “giocare” contro due sfidanti in un contesto dove accumulare punti avrebbe significato guadagnare soldi.

Sostenere lo sguardo: per qualcuno è un riflesso automatico.

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Immaginate di essere in un bar e di scontrarvi per errore con qualcuno rovesciandogli la birra a terra. Lui si gira ed inizia a guardarvi in modo aggressivo, cosa fate? Vi scusate affrettandovi ad offrire una nuova bevanda o reagite con aggressività “sostenendo lo sguardo”?

Una nuova ricerca pubblicata nella rivista Psychological Science afferma che il comportamento aggressivo che consiste nel cercare lo “scontro di sguardi” al fine di rivendicare la propria dominanza è un riflesso automatico.

I nostri “parenti” primati certamente ottengono la posizione dominante nel gruppo anche attraverso lo scontro fisico, ma questo avviene solo raramente, molto più spesso lo sfida non raggiuge i livelli di vera e propria aggressione ma si ferma alla sole minacce espresse attraverso la postura e le espressioni del volto.

Gli uomini funzionano in modo molto simile.

Bassa autostima, tanti pregiudizi!

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Quando le persone non si sentono soddisfatte di se e della loro vita, tendono a manifestare maggiormente i segni dell’intolleranza e del pregiudizio verso chi è diverso da loro.

Un nuovo studio pubblicato nella rivista Psychological Science cerca di descrivere il fenomeno da un punto di vista scientifico.

“Uno dei motivi che spesso viene usato per spiegare l’esistenza degli stereotipi e dei pregiudizi riguarda il fatto che, semplicemente, prendercela con qualcun altro ci fa sentire meglio. Quando non siamo soddisfatti di noi stessi, quando le cose vanno male, iniziamo a denigrare gli altri e in qualche modo ciò sembra migliorare il nostro umore e la nostra autostima” ha affermato Jeffrey Sherman dell’università della California.

Facebook e gossip correlati con i disturbi alimentari: anoressia e bulimia.

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Più tempo le giovani adolescenti passano su Facebook, più sembra aumentare la possibilità che sviluppino una cattiva percezione del loro aspetto corporeo, in concomitanza con la maggiore probabilità di esordio di vari disordini del comportamento alimentare come l’anoressia, la bulimia e la tendenza a sottoporsi a diete inadeguate. Questa è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell’università di Haifa, in Israele.

I disturbi della condotta alimentare includono un ampio spettro di anomalie mentali e comportamentali relative all’approccio con il cibo e al controllo del peso corporeo, come ad esempio l’anoressia e la bulimia nervosa. Questo studio, condotto dal Professor Yael Latzer, dal Professor Ruth Katz e da Zohar Spivak dell’università di Haifa, ha cercato di esaminare gli effetti di due fattori sull’esordio dei disordini alimentari in ragazze adolescenti: l’esposizione ai media e la capacità di auto valorizzarsi (self-empowerment).

Smettere di fumare: tv e cinema innescano meccanismi automatici che rinforzano la dipendenza.

humphrey-bogart-con-sigaretta
Guardare altre persone fumare, non importa se nel mondo reale, in TV o al cinema, attiva nei fumatori l’attività di specifiche aree del cervello responsabili della pianificazione dei movimenti necessari ad accendere una sigaretta.

Questa è la conclusione di un nuovo studio pubblicato su numero di Gennaio 2011 del Journal of Neuroscience.

I fumatori abituali ripetono gli stessi movimenti decine di volte al giorno e, stando a quanto scoperto da Todd Heatherton e Dylan Wagner del Dartmouth College, per attivare la zona del cervello responsabile di tale routine è sufficiente guardare qualcun altro nell’atto di fumare o di accendersi una sigaretta.

I ricercatori hanno scoperto che vedere queste azioni, anche se in un contesto virtuale come quello di un film, attiva le stesse aree del cervello che si attiverebbero se i soggetti iniziassero ad immaginare di accendersi una sigaretta.

Condividere il ruolo di caregiver fa male alla coppia?

Uomo impegnato con suo figlio
Secondo un recente studio i genitori che decidono di condividere l’attività di caregiving (cioè di prendersi cura di …) sono maggiormente esposti ai conflitti coniugali rispetto a quelli che decidono di delegare solo alla madre tale responsabilità.

I risultati hanno dimostrato che le coppie avevano un rapporto di co-genitorialità più forte e più solidale quando il padre era coinvolto esclusivamente nelle attività ludiche con il proprio figlio. Al contrario, quando l’uomo si dedicava ad attività tipiche di un caregiver come ad esempio preparare i pasti o il bagno del bambino, nella coppia erano più evidenti gli atteggiamenti competitivi a discapito della collaborazione.

Sarah Schoppe-Sullivan, co-autrice dello studio e professore associato di sviluppo umano e scienze della famiglia all’università Statale dell’Ohio, afferma che tali risultati sono stati una sorpresa soprattutto perché non supportano l’idea, al momento condivisa dall’opinione pubblica, che vorrebbe entrambi i genitori egualmente impegnati in ogni attività di cura dei bambini.

Il bullismo sembra essere correlato con la percezione del tempo trascorso con i padri.

padre e figlio in piscina
In base ai risultati di una ricerca dell’Università di Vanderbilt ,Tennessee, se i vostri figli hanno la percezione che il loro padre sta lavorando troppo, a discapito del tempo che dovrebbe dedicare  loro, potrebbero, con maggiore probabilità, sviluppare comportamenti disfunzionali assimilabili al bullismo.

“Il nostro comportamento è guidato dalla nostra percezione del mondo, ne consegue che se i bambini sentono di non ricevere abbastanza tempo e attenzione dai loro genitori, dovranno in qualche modo incanalare tali emozioni negative. Una valvola di sfogo potrebbe essere rappresentata dalla aggressività espressa nella relazione con i coetanei” ha detto Christie-Mizell, psicologo specializzato in terapia familiare e nel trattamento di bambini con disturbi dell’umore e del comportamento.

Pensare di capirsi “al volo” fa male alla comunicazione.

Errori di comunicazione
Un recente studio evidenzia che la qualità della comunicazione tra sposi e vecchi amici non sembra essere migliore rispetto a quella che si può avere con gli estranei.

Le persone sposate spesso credono di comunicare bene con il loro partner, ma gli psicologi hanno scoperto che spesso la qualità di un messaggio comunicativo trasmesso all’interno della coppia non è migliore di quella di un messaggio scambiato tra due estranei. E lo stesso vale per la comunicazione tra amici di vecchia data.

“Le persone sono convinte di essere comprese meglio dagli amici stretti o dal proprio partner piuttosto che da un estraneo. La vicinanza e la familiarità possono portare a sovrastimare l’efficacia della comunicazione , e spesso ciò favorisce i malintesi e i qui pro quo” ha affermato Boaz Keysar, professore di psicologia presso l'università di Chicago.

Un video-giocatore su dieci sviluppa dipendenza

Dipendenza da gioco
I genitori potrebbero essere nel giusto quando si preoccupano per il tempo che i loro figli passano davanti ai video giochi.

Un nuovo studio condotto da un team di ricerca internazionale ha trovato ulteriori prove del fatto che la “dipendenza da videogiochi” esiste ed è diffusa a livello mondiale e del fatto che l’uso eccessivo dei videogiochi associato a scarse competenze sociali e a ridotta capacità nel controllo dell’impulsività sono i fattori principali da considerare nel valutare i rischi che un soggetto sviluppi una vera e propria dipendenza patologica legata ai videogiochi.