
Se controlli il tuo respiro puoi controllare la paura.
La paura è essenziale per la sopravvivenza, ma deve essere ben regolata per evitare comportamenti sgradevoli come gli attacchi di panico o dannosi come l’eccessiva propensione verso il rischio. Possiamo usare il comportamento ed il suo feedback per regolare attivamente le nostre emozioni?

La corteccia insulare del cervello reagisce fortemente agli stimoli associati con il pericolo. Quando il corpo si blocca (freezing) in risposta alla paura l’attività della corteccia insulare diminuisce.
Le reazioni del corpo vengono quindi utilizzate attivamente per regolare le emozioni, sono quindi molto più che semplici risposte passive.
Di solito sperimentiamo la paura come estremamente spiacevole. Tuttavia, questa emozione ha una funzione cruciale: ci impedisce di farci avventurare in comportamenti troppo rischiosi.
La paura è utile solo se è ben tarata. Una paura troppo intensa può compromettere gravemente la nostra vita quotidiana, come nel caso dei disturbi d'ansia o degli attacchi di panico. D’altro lato, la mancanza di paura può farci sentire falsamente sicuri in contesti oggettivamente pericolosi, lasciandoci esposti ad eventuali minacce.
Ma cosa fa aumentare o diminuire la paura?
Escludendo, ovviamente, la percezione e l’interpretazione degli stimoli minacciosi presenti nell’ambiente, sembra logico ipotizzare che anche i segnali corporei possano svolgere un ruolo cruciale nella regolazione di questa risposta adattiva da parte del cervello.
La paura provoca cambiamenti evidenti nel nostro corpo: il cuore batte più velocemente, la respirazione diventa più superficiale, tuttavia, il modo esatto con il quale il cervello elabora queste informazioni per tarare le risposte emotive è ancora in gran parte poco chiaro.
Gli scienziati hanno ora acquisito nuove importanti informazioni sull’importanza delle interazioni corpo-cervello nella regolazione delle emozioni.
Si sono concentrati sulla corteccia insulare, una regione del cervello che partecipa alla elaborazione sia delle emozioni positive che di quelle negative.
Inoltre la corteccia insulare riceve informazioni da diversi distretti corporei, ad esempio dal cuore o dai polmoni.
I ricercatori, in un recente esperimento, hanno condizionato (condizionamento classico) delle cavie (topi) creando un’associazione tra un suono e uno stimolo sgradevole.
Dopo qualche tempo, i topi hanno iniziato a reagire al suono con gli stessi comportamenti che normalmente venivano espressi in reazione a stimoli nocivi. Ogni volta che udivano il suono, automaticamente si “congelavano” restando immobilizzati. Questo comportamento, molto comune in natura e condiviso anche dagli esseri umani, prende il nome di freezing e consiste in una reazione di bradicardia e di totale o parziale immobilizzazione.
Successivamente, come conseguenza di una serie di presentazioni del rumore in contesti dove non era più presente lo stimolo sgradevole, i topi hanno imparato a non averne più paura (estinzione).
La corteccia insulare mantiene in equilibrio la risposta di paura
Per studiare il ruolo della corteccia insulare nella regolazione della paura, gli scienziati hanno inattivato la corteccia insulare durante la fase di estinzione del condizionamento.
Nel condizionamento classico, quando uno stimolo condizionato viene presentato da solo, in modo che non preveda più l'arrivo dello stimolo incondizionato, la risposta condizionata si estingue gradualmente.
Il risultato di questo esperimento ha portato gli scienziate a concludere che:
- i topi “paurosi” hanno disimparato la loro paura più lentamente rispetto ai topi con attività non modificata della corteccia insulare,
- i topi “coraggiosi” l'hanno disimparata molto più velocemente.
I risultati suggeriscono che l’attività della corteccia insulare mantiene i livelli di paura entro un certo intervallo ottimale.
Negli animali paurosi favorisce l'oblio della memoria che li ha spaventati, mentre nei topi coraggiosi aiuta a mantenere la memoria della paura viva per più tempo.
Quando un topo mostrava un comportamento di congelamento evocato dalla paura, la sua frequenza cardiaca diminuiva, e così anche l'attività della corteccia insulare.
I topi timorosi si bloccavano più spesso e più a lungo quando sentivano il tono, il che potrebbe spiegare la disattivazione osservata della loro corteccia insulare.
Feedback dal corpo
Per testare la connessione tra la frequenza cardiaca e l'attività della corteccia insulare, gli scienziati hanno interferito con il flusso di informazioni tra corpo e cervello inibendo l’attività del nervo nervo vago.
Quando lo scambio tra cuore e cervello è stato interrotto, l'attività della corteccia insulare è rimasta stabile e non è diminuita durante il congelamento.
Lo studio dimostra quindi che la corteccia insulare richiede un feedback dal corpo per mantenere la paura a un livello appropriato.
Inoltre, fornisce la prova del fatto che i cambiamenti corporei che si verificano durante il congelamento sono una parte essenziale della regolazione delle emozioni e che il comportamento di congelamento è molto più di una risposta emotiva passiva.
Poiché le disfunzioni della corteccia insulare, negli esseri umani, sono associate a vari tipi di disturbi d'ansia, questa ricerca potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche.
Possiamo usare il comportamento e il suo feedback corporeo per regolare attivamente le nostre emozioni?
Riassumendo:
la corteccia insulare è parte di un sistema che ha il compito di calibrare le risposte emotive.
La corteccia insulare riceve inoltre informazioni da diversi organi del corpo e, in risposta a tali input, aumenta o diminuisce la sua attività.
Quando la corteccia insulare è disattivata gli animali “paurosi” diventano ancora più paurosi, mentre quelli “coraggiosi” diventano ancora più spericolati.
L’attività della corteccia insulare è influenzata dalle informazioni che arrivano dal nervo vago su frequenza cardiaca e frequenza respiratoria.
Se diminuisce la frequenza cardiaca diminuisce anche l’attività della corteccia insulare.
Date queste premesse è possibile affermare che:
se controlliamo la respirazione (unica variabile che è sotto il nostro controllo cosciente), a cascata, controlliamo anche il battito cardiaco.
Le informazioni sulla frequenza di battito e respirazione sono oggettivamente degli input che raggiungono il cervello attraverso il nervo vago e vanno ad influenzare l’attività della corteccia insulare che a sua volta ha il potere di modificare la risposta emotiva.
Le neuroscienze per molto tempo hanno trascurato di considerare l’importanza del fatto che il cervello non funziona in isolamento. Anche il corpo svolge un ruolo cruciale nella regolazione delle emozioni.
Il nuovo studio suggerisce che dovremmo considerare l'importanza dei feedback corporei quando cerchiamo di capire e di gestire le emozioni.




