Un errore è la prova del fatto che siamo incapaci o è un occasione per migliorare?

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Sembra che Henry Ford abbia detto: “che tu sia convinto di avere successo o di fallire, hai comunque ragione” e

John Milton in, Paradise Lost, scrive “The mind is its own place, and in itself can make a heaven of hell, a hell of heaven” (la mente è il luogo di se stessa, e da sola può rendere l'Inferno un Paradiso, e il Paradiso un Inferno).

Un nuovo studio che verrà pubblicato nel prossimo numero della rivista Psychological Science porta prove sperimentali del fatto che le persone convinte di poter apprendere dai propri errori hanno una reazione cerebrale diversa, quando sbagliano, dalle persone che reputano l'intelligenza come un qualche cosa di non modificabile.

Una grande differenza, tra le persone che sono convinte che l'intelligenza sia malleabile e chi invece considera l'intelligenza come “data a priori”, consiste nel modo con il quale reagiscono agli errori.

Dislessia e Quoziente Intellettivo (QI)

QI e Dislessia
Ad una percentuale compresa tra il 5% ed il 10% dei bambini americani viene diagnosticata la dislessia. Storicamente, tale diagnosi veniva assegnata a bambini apparentemente normali o brillanti, dotati di un vocabolario articolato, ma con evidenti problemi nella lettura.

In sostanza la diagnosi era “riservata” a quei bambini dotati di quoziente intellettivo (QI) alto in contrasto con scarse prestazioni nella capacità di lettura di testi scritti. 
Era soprattutto la discrepanza tra il livello cognitivo generale e le basse capacità di lettura che indirizzava gli specialisti verso una diagnosi di dislessia.

Quando i bambini non sono così “brillanti”, tuttavia, i loro problemi di lettura vengono spesso incorporati in una definizione più generica di deficit cognitivo. Ora un nuovo studio, che fa uso della risonanza magnetica funzionale, vuole evidenziare l'indipendenza delle due problematiche; la non correlazione tra quoziente intellettivo (QI) e dislessia.

Sbadigliare per raffreddare il cervello.

Sbadigliare
Da sempre considerato un sintomo di noia o di stanchezza, lo sbadiglio potrebbe essere anche sintomo di un cervello troppo riscaldato.

Uno studio condotto dal dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dalla Princeton University, è il primo ad evidenziare che, la frequenza dello sbadigliare, varia con il variare delle stagioni e che le persone sbadigliano molto meno quando la temperatura dell'ambiente e più calda rispetto alla temperatura corporea.

I ricercatori suggeriscono che questa differenza nella frequenza degli sbadigli in stagioni diverse potrebbe supportare la teoria che vede nello sbadiglio un metodo che il corpo adotta per regolare la temperatura del cervello.

La ricerca è stata condotta su un totale di 160 persone, 80 persone analizzati durante l'inverno ed 80 persone analizzati durante l'estate. I dati mostrano che il campione analizzato aveva una frequenza di sbadigli molto maggiore durante l'inverno. Al contrario d’estate, quando la temperatura esterna era equivalente a quella corporea, il numero di sbadigli diminuiva sensibilmente.

Genitori sotto stress.

Genitori sotto stress
In condizioni normali allevare un bambino è considerato un compito già di per se complicato, ma è noto che genitori sottoposti ad un lungo periodo di stress trovano particolarmente difficile mantenere la pazienza, l'attenzione e l'energia necessaria per assecondare le esigenze di un bambino.

In una nuova ricerca universitaria un team di scienziati prova a spiegare come mai lo stress cronico e le capacità genitoriali sono così strettamente correlati.

Dallo studio appare chiaro che fattori stressanti come le difficoltà economiche, o condizioni di sofferenza psicologica, quali la depressione, vanno ad intaccare le naturali risorse del corpo. Risorse necessarie per dare una risposta efficace allo stress, e rendono i genitori maggiormente soggetti alla messa in atto di una serie di comportamenti problematici tra i quali l'ostilità, la disattenzione, e la mancanza delle necessarie attenzioni affettive nei confronti della prole.

Usare antidepressivi raddoppia il rischio di ricadute

Antidepressivi
Secondo una recente ricerca condotta nell'Università di McMaster dallo psicologo evolutivo Paul Andrews i pazienti che soffrono di depressione e che decidono di far uso di antidepressivi sembrano essere maggiormente soggetti a ricadute rispetto ai pazienti che decidono di non prendere farmaci.

In questo nuovo articolo scritto dallo psicologo evoluzionista, articolo che rischia di riaccendere le polemiche relative all'uso di farmaci in caso di depressione, si conclude che i pazienti che hanno fatto uso di antidepressivi sono soggetti a ricadute nella misura di quasi il doppio rispetto ai soggetti che non hanno preso farmaci.

La meta analisi suggerisce che le persone che non hanno preso farmaci per la depressione hanno un rischio del 25% di ricaduta, mentre chi ha preso antidepressivi rischia di ricadere con una percentuale superiore al 42%.

Un atteggiamento pedagogico, fatto di istruzioni troppo dirette e specifiche, potrebbe inibire il comportamento di esplorazione spontanea tipico dei bambini.

Atteggiamento-pedagogico
Ipotizziamo che qualcuno ci mostri un nuovo oggetto tecnologico, dicendoci: “ecco come funziona”, mentre ci descrive una singola funzione di tale oggetto, come ad esempio ciò che accade quando viene premuto un bottone.

Che cosa accadrà quando avremo quell'oggetto nelle nostre mani?

Probabilmente andremmo a verificare tale funzionalità premendo quel bottone.

Ma, se l'oggetto sconosciuto avesse altre funzioni, avremmo voglia di andarle a scoprire?

Andremmo alla ricerca di funzionalità nascoste, soprattutto se chi ci ha mostrato l'oggetto non ha fatto alcuna menzione ad esse?

Sembra che ci sia un errore nella consuetudine dell’atteggiamento pedagogico di esplicitare le “istruzioni per l’uso”. Sembra infatti che le spiegazioni esplicite date ai bambini impediscano in qualche modo il comportamento di esplorazione.

Bambini di soli 11 mesi “allenati” per migliorare la concentrazione mostrano benefici evidenti.

L'attenzione dei bambini
Anche se molti genitori potrebbero trovare difficoltà nel crederlo, anche i bambini molto piccoli, di neanche un anno, possono essere allenati per migliorare le loro capacità di concentrazione.

Inoltre, bambini allenati in questo modo mostrano un miglioramento evidente nell'esecuzione di compiti che richiedono attenzione.

La notizia, riportata in Internet nell’uscita di Settembre della rivista Current Biology, appare in contrasto con i risultati di ricerche condotte su adulti che evidenziano come l’allenamento in uno specifico compito generalmente non si traduce nel miglioramento delle performance in compiti sostanzialmente diversi.

Inoltre questa ricerca potrebbe avere importanti implicazioni per il miglioramento delle competenze scolastiche in bambini con difficoltà di apprendimento, e quindi a rischio dal punto di vista educativo.

Nuova tecnica per migliorare la precisione dell'impianto di elettrodi usati per la stimolazione profonda nel cervello di soggetti affetti dal Morbo di Parkkinson.

Stimolazione elettrica Parkinson
La stimolazione cerebrale attraverso elettrodi riesce ad interrompere uno dei sintomi più fastidiosi del morbo di Parkinson, il tremore.

Ma il posizionamento degli elettrodi nel cervello deve essere fatto in modo estremamente preciso per evitare effetti collaterali non desiderabili, per fare ciò è stato recentemente sviluppato un metodo di localizzazione dell'area motoria dei nuclei subtalamici attraverso una procedura non invasiva.

I ricercatori hanno trovato un sistema ingegnoso per localizzare questa “area magica” attraverso l'uso della risonanza magnetica. La stimolazione profonda attraverso elettrodi è in uso sin dal 1980 su pazienti affetti dal morbo di Parkinson in forma grave.

I sintomi di questa patologia non curabile includono tremori alle braccia e alle gambe.

Quanto il contesto influenza le cattive abitudini alimentari?

popcorn al cinema
Quanto spesso vi capita di mangiare popcorn al cinema?
Oppure di sgranocchiare di tutto mentre siete distesi sul divano davanti alla televisione?

In un nuovo articolo viene evidenziato come, in seguito ai risultati di un esperimento, le cattive abitudini alimentari legate ad un contesto specifico permangono anche se il cibo consumato non è affatto gustoso.

Lo studio inoltre rivela una tecnica, sorprendentemente semplice, con la quale possiamo controllare l'influenza che il contesto ha sui nostri vizi alimentari.

In un esperimento ingegnoso, alcuni ricercatori hanno dato del popcorn a soggetti in procinto di entrare nella sala di un cinema. Gli sperimentatori hanno distribuito sia popcorn fresco, appena fatto, sia popcorn della settimana precedente, quindi per niente gustoso.

10 regole per essere buoni genitori. Saper gestire l'ansia al secondo posto!

Allevare un bambino
In sintesi:

Decenni di ricerche sulla genitorialità hanno evidenziato 10 competenze essenziali.
Un nuovo studio su 2000 soggetti ha determinato quali di queste competenze sono più importanti per la salute, la felicità e il successo dei bambini.

Dare amore e affetto è sicuramente in cima alla lista. 
Seguono, a sorpresa: la capacità di gestire lo stress e la possibilità di avere una buona relazione con l'altro partner. Questi due fattori precedono altre competenze che spesso vengono considerate di maggiore rilievo.

In base ai risultati sembra che ogni tipo di persona abbia le capacità necessarie per essere un buon genitore, e soprattutto che le capacità genitoriali possono essere apprese.