Bambini orfani o abbandonati evidenziano una alterazione nel funzionamento del loro genoma

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I bambini che sperimentano lo stress della separazione alla nascita dai genitori biologici e sono costretti a crescere in strutture di accoglienza sociale, come gli orfanotrofi, subiscono conseguenze biologiche che si concretizzano nell'alterazione del funzionamento del loro genoma.

Ad affermarlo sono i ricercatori della Yale School of Medicine, la ricerca è pubblicata online nell'ultimo numero di Development and Psychopathology.

Lo studio evidenzia, in questi soggetti,  differenze di metilazione del DNA, uno dei principali meccanismi di regolazione dell'espressione genica.

I ricercatori hanno confrontato due gruppi di soggetti di età compresa tra i 7 e i 10 anni: 14 bambini cresciuti fin dalla nascita in un istituto di accoglienza e 14 bambini cresciuti con i propri genitori biologici.

Maltrattamenti e deprivazioni in età infantile associati ad una riduzione di sostanza grigia nel cervello

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Una nuova ricerca condotta dalla Yale School of Medicine dimostra che gli adolescenti, che hanno subito maltrattamenti o che sono stati trascurati in età infantile, hanno meno materia grigia in alcune aree del cervello rispetto a giovani coetanei che non sono stati maltrattati.

Le aree del cervello che risultano meno sviluppate in questi individui sembrano essere correlate al tipo di sofferenza infantile (abuso o abbandono), al tipo di abuso (fisico o emotivo) e al sesso del soggetto.

I risultati della ricerca, pubblicati il 5 Dicembre nella rivista Archives of Pediatric Adolescent Medicine, mostrano che 42 soggetti adolescenti, i quali hanno riferito di essere stati abusati o fortemente trascurati in età infantile, evidenziano una significativa riduzione della materia grigia in aree specifiche del cervello, anche in assenza di diagnosi psichiatrica. Nessuno dei soggetti che hanno preso parte alla ricerca risultava infatti avere una diagnosi psichiatrica o aver intrapreso trattamenti di tipo psicologico o psichiatrico.

Malattia mentale: ansia e depressione nei primi anni di vita cambiano la struttura del cervello in fase di sviluppo.

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Nuove ricerche hanno identificato le sostanze chimiche e i circuiti cerebrali coinvolti in malattie mentali come la schizofrenia, la depressione e l'ansia dando nuovi stimoli per sviluppare trattamenti maggiormente efficaci.

Inoltre, le ricerche sui bambini evidenziano che le patologie ansiose e depressive modificano la naturale evoluzione delle strutture cerebrali in fase di sviluppo.

Le ricerche sono state presentate al convegno annuale della Società per le neuroscienze, evento che rappresenta la maggiore fonte di informazione a livello mondiale rispetto alle nuove scoperte sul cervello e sulle patologie ad esso associate.

Un americano su 17 soffre di una patologia mentale invalidante, come ad esempio la schizofrenia, la depressione maggiore, il disturbo bipolare o di una qualche forma di disturbo ansioso. Ciò fa dei disturbi mentali una delle più frequenti cause di disabilità. Nonostante ciò le conoscenze scientifiche in questi campi sono ancora in fase embrionale, solo ora si stanno chiarendo le dinamiche organiche alla base di tali patologie.

In sintesi le nuove ricerche presentate nel meeting del 2011 affermano che:

Come fare quando si è costretti a convivere con persone difficili.

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Essere costretti ad avere a che fare con chi è costantemente arrabbiato non è una bella sensazione, e potrebbe in breve tempo diventare una forte fonte di stress.

Ma se riusciamo a “dire a noi stessi” che la persona inferocita che abbiamo di fronte ha semplicemente avuto una brutta giornata, e che quindi non vuole aggredirci ma sta semplicemente "sfogando un po’ di tensione", molto probabilmente riusciremmo a preservarci non solo dal reagire male, ma anche dal provare emozioni negative.

Questo è ciò che evidenzia un nuovo studio che verrà pubblicato nella prossima uscita di Psychological Science.

Una strategia comunemente suggerita dagli psicologi cognitivo comportamentali, nel corso delle terapie psicologiche, consiste nel trovare un'altra chiave di lettura per interpretare un evento altrimenti emotivamente sgradevole, in sostanza nel ristrutturare cognitivamente il contesto.

I bambini con quoziente intellettivo alto da adulti useranno, con maggiore probabilità rispetto alla media, sostanze stupefacenti illegali.

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Un punteggio alto nel test che misura il quoziente intellettivo, ottenuto quando si è bambini, sembra essere correlato con l'abitudine all'uso di sostanze illegali nell'età adulta, soprattutto per i soggetti di sesso femminile.

Questo è quanto emerge da una recente ricerca pubblicata on-line nella rivista Journal of Epidemiology and Community Health.

Gli autori della ricerca basano le loro conclusioni su dati di uno studio che ha tenuto traccia delle informazioni riguardanti il consumo di droghe, fattori socio-economici e il livello di istruzione di un campione di circa 8.000 persone a partire dal 1970.

Il quoziente intellettivo dei soggetti che hanno preso parte alla ricerca è stato misurato all'età di 5 anni e successivamente all'età di 10 anni attraverso una scala di valutazione standard, inoltre sono state raccolte informazioni relative al livello di stress psicologico e all'uso di sostanze stupefacenti quando i soggetti hanno raggiunto l’età di 16 anni e nuovamente all'età di trent'anni.

Si comincia con le sigarette poi chissà dove si va a finire …

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Un recente studio condotto su cavie animali ha finalmente identificato il meccanismo biologico responsabile del fenomeno, già ampiamente evidenziato dai dati epidemiologici, che identifica il tabacco, e nello specifico la nicotina, come sostanza capace di favorire la dipendenza e l'abuso da droghe più pericolose, come la cocaina.

Lo studio, condotto dai ricercatori della Columbia University, New York, e pubblicato in Science Translational Medicine è il primo a dimostrare, spiegandone il meccanismo, che le nicotina innesca nel cervello una reazione capace di rendere i soggetti maggiormente inclini alla dipendenza da cocaina.

I dati statistici evidenziano che molti consumatori di sostanze illegali sono stati in precedenza consumatori di tabacco o di alcol. In base a questi dati, si è ipotizzato che l'accesso al mondo della tossicodipendenza fosse favorito dalle cosiddette "droghe leggere", quali ad esempio la marijuana la nicotina e l'alcol.

Ma questo modello, definito "gateway drug model" o "gateway sequence" (sequenza di ingresso), ha generato negli anni numerose controversie, soprattutto a causa della mancanza di evidenze scientifiche a suo sostegno, e dell'idea secondo la quale il rapporto tra droghe leggere e droghe pesanti sarebbe stato o del tutto casuale, o di tipo psicologico (personalità inclini alla dipendenza) e sociale.

Ansia e depressione: una combinazione di fattori ambientali, psicologici e genetici.

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Disturbi come l'ansia e la depressione sono la conseguenza di fattori ambientali e psicologici, ed è opinione condivisa che siano causati anche dal  "corredo genetico".
Tuttavia non è ancora chiaro in che modo ognuno di questi fattori influenzi le funzioni cerebrali inducendo i sintomi tipici dell'ansia e della depressione.

Per cercare di chiarire i meccanismi coinvolti in tali disturbi un gruppo di ricercatori ha approfondito lo studio del comportamento dell'amigdala, una parte del cervello che si iper-attiva in soggetti che soffrono di ansia e di depressione.

Lo studio ha dimostrato che il livello di attivazione dell'amigdala può essere influenzato sia dall'assetto genetico, sia dalla storia del soggetto (in relazione ad eventuali situazioni traumatiche) sia dalla sua struttura cognitiva, cioè dalla chiave di lettura che il soggetto utilizza per interpretare e dare un senso alla realtà che lo circonda.

I risultati suggeriscono che l'efficacia di una psicoterapia sull'attività cerebrale del paziente possa variare in relazione al suo assetto genetico.

Non riesci a parcheggiare in retromarcia? Forse è perché non hai giocato abbastanza con le "costruzioni" quando eri piccolo/a.

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Sin dalla loro comparsa nel mondo dei giocattoli per bambini, intorno agli anni 60, le "costruzioni" (spesso identificate con la marca del maggiore produttore di questa tipologia di giocattoli, la Lego) hanno lasciato ipotizzare a studiosi e genitori che, in qualche modo, il loro utilizzo potesse favorire lo sviluppo di competenze utili nell'approcciarsi a discipline come le scienze, l'ingegneria, la matematica e le materie tecnologiche.

In un recente studio alcuni ricercatori del Temple's Infant Lab hanno verificato l'esistenza di benefici reali a seguito di interazioni ludiche basate su questo tipo di gioco.

Mentre i bambini giocano con le costruzioni, a patto però di poter interagire con altri coetanei o con adulti, apprendono un tipo di linguaggio che li stimola nella concettualizzazione di rapporti spaziali, come ad esempio: sopra, vicino, sotto, intorno eccetera.

Quando gli adulti usano un linguaggio inerente le relazioni spaziali portano automaticamente i bambini a concentrare la loro attenzione su concetti relativi al rapporto tra gli oggetti e il contesto che li contiene.

Stati emotivi e propensione al rischio.

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È possibile che uno stato d'animo passeggero possa influenzare decisioni economiche che potrebbero ripercuotersi sulle nostre finanze per anni o decenni?

È possibile che gli istinti ereditati dai nostri antenati cavernicoli possano tuttora influenzare le decisioni che prendiamo in un mondo totalmente diverso da quello nel quale si è evoluta la nostra specie?

In base alle ultime ricerche la risposta sembra essere: si.

Alcuni ricercatori dell'Università di Stato dell’Arizona, in un recente articolo portano le prove del fatto che stati d'animo passeggeri ed impulsi arcaici, profondamente radicati nella natura umana, possono influenzare scelte “razionali” relative a campi estremamente specifici della vita moderna come ad esempio gli investimenti finanziari.

La nuova ricerca, appena pubblicata online dall’ American Psychological Association suggerisce che le nostre scelte in campo economico e finanziario cambiano radicalmente quando la nostra mente è suggestionata da pensieri che hanno a che fare con la sopravvivenza o con la riproduzione.

Testosterone, area prefrontale e controllo delle emozioni

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Ti dicono che sei troppo teso/a e “controllato/a”? Che pensi troppo prima di agire? Basta un campo magnetico posizionato davanti alla fronte per essere più naturali!

Se la parte frontale della corteccia cerebrale diviene meno attiva le persone tendono ad avere meno controllo sui loro comportamenti, e quindi a seguire maggiormente le proprie inclinazioni istintive.

Questo è ciò che è emerso a seguito di una ricerca pubblicata il 25 ottobre nella rivista Journal Current Biology. Lo studio è il primo a fare uso della stimolazione magnetica trans-cranica per inibire il funzionamento della corteccia prefrontale.

Durante la stimolazione magnetica trans-cranica il cambiamento indotto di un campo magnetico, posto vicino alla testa, influenza temporaneamente il livello di attività della corteccia cerebrale sottostante.

I soggetti che hanno preso parte a questo esperimento, e ai quali è stato soppresso temporaneamente il funzionamento della corteccia prefrontale, sono stati meno capaci di controllare i loro impulsi emotivi.