Ricchi e potenti si sentono anche più alti!

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Secondo una ricerca pubblicata dalla Cornell University l'esperienza psicologica del potere e della ricchezza ci conferirebbe anche l'illusione di essere più alti. 
Esiste una grande quantità di ricerche che hanno dimostrato la maggiore probabilità, per i soggetti più alti e imponenti, di accedere a posizioni di comando, ma questo è il primo lavoro a sostenere che la ricchezza e il potere danno la sensazione psicologica di essere fisicamente più alti.

Quindi, ad esempio, una donna che ha appena appreso di essere stata promossa ad un livello di maggiore responsabilità nella gerarchia della sua azienda, sperimenta una "esperienza fisica" di maggiore altezza come conseguenza della sensazione psicologica di aver acquisito maggior potere.

Questa correlazione è stata dimostrata attraverso tre esperimenti che hanno coinvolto 266 uomini e donne di nazionalità americana. Le manipolazioni relative alla percezione psicologica dell'altezza e  del potere sono state ottenute attraverso l'utilizzo di avatar in contesti virtuali.

L'illusione del coraggio: perché sovrastimiamo le nostre capacità di gestire situazioni imbarazzanti.

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Che si tratti di investimenti finanziari, bungee jumping o di parlare in pubblico, perché spesso tendiamo a considerarci più disinvolti e coraggiosi di quanto siamo in realtà, rischiando di essere sbugiardati quando arriva il momento della verità?

In un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Journal of Behavioral Decision Making gli scienziati dell'Università del Colorado e del Carnegie Mellon sostengono che questa "illusione del coraggio" è un esempio di "gap dell'empatia", cioè della nostra incapacità di immaginare la condizione emotiva caratteristica di una determinata situazione di imbarazzo o pericolo.

Tale incapacità si concretizza in una sottostima delle difficoltà emotive tipiche di una determinata situazione ed in una conseguente sovrastima delle nostre possibilità di gestione del controllo razionale.

Secondo la teoria del gap dell'empatia, tanto più è lontano e improbabile il momento della verità, tanto maggiore sarà la nostra incapacità nel valutare le reali difficoltà legate alla contesto in questione.

I benefici sociali e psicologici del pettegolezzo.

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Per secoli, il pettegolezzo è stato considerato in modo estremamente negativo: chiacchiere maligne che hanno come unica funzione quella di danneggiare la reputazione e il buon nome di chi ne viene colpito.

Ma, in un recente studio condotto alla Berkeley, in California, si ipotizza che la diffusione del pettegolezzo possa essere stata favorita e mantenuta nel tempo da reali vantaggi sia di tipo sociale, con il pettegolezzo infatti si innesca un meccanismo di "controllo" del territorio, sia di tipo psicologico, in quanto è emerso che la "chiacchiera" abbassa il livello di stress.

Lo studio pubblicato on-line nel numero di Gennaio della rivista Journal of Personality and Social Psychology afferma che il pettegolezzo può anche avere una funzione terapeutica.

Sembra infatti che essere testimoni della messa in atto di un comportamento socialmente scorretto generi un aumento del livello di stress, riscontrabile anche da un'accelerazione della frequenza cardiaca. Stress che tende a diminuire in modo estremamente rapido se abbiamo la possibilità di trasmettere le informazioni per avvisare gli altri.

Abuso e dipendenza da sostanze alcoliche legate alla produzione di endorfine nel cervello.

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Secondo un nuovo studio condotto nel centro Clinico e di Ricerca Ernest Gallo, presso l'Università della California, bere alcol comporta il rilascio di endorfine in aree del cervello che producono la sensazione di piacere e di ricompensa.

Lo studio ha tracciato, per la prima volta negli esseri umani, il rilascio di endorfine nel nucleo accumbens e nella corteccia orbitofrontale in risposta al consumo di alcol.

Le endorfine sono proteine di piccole dimensioni prodotte naturalmente dal cervello che hanno un effetto simile agli oppiacei.

Il nucleus accumbens e il sistema limbico sembrano largamente coinvolti nei meccanismi di ricompensa e punizione, inoltre gli oppioidi endogeni e alcune droghe trovano un'abbondanza di recettori in queste strutture cerebrali.

Nuove informazioni su come i bambini imparano a parlare

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I ricercatori hanno scoperto che i bambini di età inferiore ai due anni controllano la produzione linguistica usando strategie diverse da quelle ipotizzate in precedenza.

Alla Queen's University è stato condotto un esperimento nel quale a soggetti di età diversa è stato fatto ascoltare, in cuffia, il suono distorto delle parole che loro stessi pronunciavano al microfono.

In sostanza i soggetti ricevevano un feedback filtrato e modificato del suono prodotto dalla loro voce.

Gli sperimentatori hanno dimostrato che, mentre gli adulti e i ragazzi modificavano l'intonazione delle vocali pronunciate in risposta al feedback alterato, i bambini di età inferiore ai due anni non reagivano come gli altri.

Da questo dato si può ipotizzare che i bambini più piccoli di due anni non esercitino alcuna "monitorizzazione" sul suono prodotto dalla loro voce, fenomeno che al contrario è comune in tutti gli altri soggetti.

Affrontare gli abusi e il mobbing sul posto di lavoro.

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Convivere con le umiliazioni e gli abusi di un "capo" scontroso e maleducato è sicuramente doloroso ed estenuante. Spesso i dipendenti gestiscono lo stress generato dal contatto diretto con un superiore poco gradevole cercando in tutti i modi di evitare ogni forma di contatto e di comunicazione, ma questa sembra non essere la tattica più efficace in termini di benessere emotivo.

Questa è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell'università dell'Haifa, la ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Stress Management (American Psychological Association).

In base ai ricercatori, infatti, sembra che le strategie utilizzate più spesso dai dipendenti per proteggersi da situazioni legate all'abuso di potere, situazioni in qualche modo assimilabili al mobbing, spesso non si siano dimostrate efficaci nel migliorare la situazione né da un punto di vista concreto ne da un punto di vista emotivo.

Numerosi studi in passato hanno cercato di analizzare gli effetti nefasti del comportamento di un superiore intrattabile sulle prestazioni e sulle reazioni emotive dei dipendenti subalterni, ma questa è la prima ricerca che focalizza l'attenzione sull'analisi delle strategie di difesa adottate dalle "vittime" e sulla valutazione della loro maggiore o minore efficacia.

Avere un blog personale può essere di aiuto a ragazzi e ragazze per gestire l'ansia e il disagio sociale.

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Secondo una nuova ricerca, pubblicata dall'American Psychological Association, gestire un blog personale può essere di aiuto, dal punto di vista psicologico, agli adolescenti che soffrono di ansia sociale, migliorando la loro autostima e aiutandoli a comprendere meglio i loro amici.

La ricerca ha dimostrato che scrivere un diario personale o pubblico, o impegnarsi in altre forme di scrittura espressiva rappresenta un buon metodo per rilasciare stress emotivo, e quindi per sentirsi meglio con se stessi.

Gli adolescenti ora sono costantemente on-line, avere un blog quindi favorisce la libera espressione dei loro pensieri e delle loro emozioni e rappresenta un facilitatore per la comunicazione con i coetanei.

La ricerca evidenzia che mantenere un blog ha avuto un effetto positivo maggiore, sul benessere degli adolescenti che hanno preso parte allo studio, rispetto alla scrittura di un diario privato nel quale i soggetti hanno espresso le proprie ansie e le proprie preoccupazioni sociali.

Gli automobilisti più anziani e più insicuri tendono ad occupare il centro della carreggiata.

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Ora è ufficiale: i guidatori più anziani tendono ad occupare il centro della carreggiata, mentre i più giovani tendono a "tagliare le curve". Secondo i ricercatori dell'università di Leeds questa tendenza ad occupare il centro della strada sarebbe un meccanismo automatico che aumenterebbe il senso di sicurezza dei piloti meno "disinvolti" al volante, meccanismo che diventa sempre più evidente con l'aumentare dell'età del guidatore.

I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Experimental Psychology Human Perception and Performance, mostrano come questa tendenza sia una sorta di compensazione correlata alla difficoltà nell'eseguire i movimenti in modo rapido e preciso. Compensazione che emerge soprattutto nei soggetti più anziani o in pazienti che hanno visto diminuire le loro capacità motorie, come ad esempio nei pazienti in fase di riabilitazione dopo un ictus cerebrale.

Ipersensibilità in età infantile collegata al disturbo ossessivo-compulsivo.

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Durante l'infanzia alcuni rituali e regole, come ad esempio l'orario dei pasti, quello del bagno, e quello di andare a dormire, fanno parte di uno sviluppo comportamentale sano. Ma se eccessivamente rispettati e in associazione con una ipersensibilità orale e tattile, come ad esempio una eccessiva sensazione di fastidio dal dentista, o come l'iper reattività al contatto con tessuti specifici, potrebbero essere l'indizio precoce di un futuro disturbo ossessivo-compulsivo.

Secondo il Prof. Reuven Dar del Dipartimento di psicologia dell'università di Tel Aviv una eccessiva aderenza ai rituali e agli schemi, associata con una ipersensibilità orale o tattile può lasciar prefigurare l'insorgenza, in età adulta del disturbo ossessivo-compulsivo.

Il professore ha iniziato a sospettare della presenza di un legame tra ipersensibilità orale e tattile e il disturbo ossessivo-compulsivo raccogliendo i resoconti di soggetti adulti affetti da tale patologia.

Il rendimento scolastico può essere collegato all'attività fisica.

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Secondo un rapporto apparso nel numero di gennaio di Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, in base ad una revisione sistematica di ricerche precedenti, è possibile identificare una correlazione positiva tra l'attività fisica e il rendimento scolastico dei bambini.

Gli autori hanno identificato 14 studi, 12 dei quali condotti negli Stati Uniti, uno condotto in Canada ed uno condotto in Sudafrica. La dimensione del campione degli studi varia da un numero di 53 soggetti ad un numero di circa 12.000 partecipanti di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Ed il follow-up varia dalle otto settimane a più di cinque anni.

Dall'analisi dei dati gli autori della ricerca dichiarano di aver trovato una forte evidenza nella correlazione positiva tra l'attività fisica e il rendimento scolastico. I risultati di tutte le ricerche analizzate suggeriscono che i bambini fisicamente più attivi hanno un rendimento scolastico migliore.