
Il ruolo della glicina nella depressione: nuove scoperte
Un team di scienziati ha scoperto che la glicina, un comune amminoacido, sembra essere un fattore che contribuisce alla depressione. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science, afferma che la glicina può inviare un segnale di “rallentamento” al cervello, causando depressione, ansia e altri disturbi dell'umore.

- L'articolo sostiene che la glicina, un comune amminoacido, sembra essere un fattore, sconosciuto prima, che contribuisce alla depressione.
- La scoperta migliora la comprensione delle cause biologiche della depressione maggiore e potrebbe accelerare gli sforzi per sviluppare nuovi farmaci a azione più rapida per tali disturbi dell'umore difficili da trattare.
- La proteina GPR158, nota come orphan receptor (ovvero un recettore orfano, cioè con un ligando sconosciuto), è stata rinominata mGlyR, acronimo di "metabotropic glycine receptor".
- Secondo gli autori, la scoperta della glicina come fattore coinvolto nella depressione può aprire la strada a nuove terapie per il disturbo depressivo maggiore.
La depressione maggiore, anche nota come depressione clinica o disturbo depressivo maggiore, è un disturbo dell'umore caratterizzato da sintomi persistenti e significativi di tristezza, mancanza di interesse o piacere nelle attività quotidiane, riduzione dell'energia e della motivazione, disturbi del sonno e dell'appetito, bassa autostima, difficoltà di concentrazione e pensieri di morte o di suicidio.
Questi sintomi devono essere presenti per almeno due settimane e interferire significativamente con il funzionamento quotidiano della persona per soddisfare i criteri per la diagnosi di depressione maggiore.
La depressione maggiore è un disturbo comune che può verificarsi in qualsiasi momento della vita, ma spesso si sviluppa durante l'adolescenza o l'età adulta. La causa della depressione maggiore non è completamente compresa, ma si ritiene che sia causata da una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali.
La depressione maggiore è uno dei bisogni sanitari più urgenti al mondo, con un crescente numero di casi tra i giovani adulti e un impatto economico annuale di 326 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti.
Una nuova ricerca dell'Università della Florida ha scoperto che l'aminoacido glicina sembra essere un fattore, sconosciuto fino ad ora, che contribuisce alla depressione.
La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Science e aiuta a comprendere le cause biologiche della depressione maggiore e potrebbe accelerare gli sforzi per sviluppare nuovi farmaci a rapida azione per trattare i disturbi dell'umore.
Gli scienziati hanno scoperto che l'aminoacido glicina può inviare un “segnale rallentatore" al cervello, contribuendo probabilmente alla depressione maggiore, all'ansia e ad altri disturbi dell'umore.
Nel 2018, lo stesso team di ricerca ha scoperto che il recettore GPR158 era coinvolto nella depressione indotta dallo stress. Se i topi mancavano del gene per il recettore, risultavano sorprendentemente resilienti allo stress cronico. Ciò ha offerto una forte evidenza del fatto che GPR158 potesse essere un obiettivo terapeutico.
Ma quale sostanza si lega al recettore per inviare il segnale?
La svolta è arrivata nel 2021, quando il team ha risolto la struttura di GPR158. Il recettore GPR158 sembrava una morsetto microscopico, simile a qualcosa che era stato visto nei batteri, e non nelle cellule umane. Si è quindi capito che si trattava di un recettore per gli aminoacidi, nello specifico per la glicina.
La molecola segnalatrice associata a GPR158 non funziona come attivatore nelle cellule, ma come inibitore. Ciò significa che quando la molecola segnalatrice si lega a GPR158, inibisce l'attività della cellula.
Questo meccanismo può essere importante in diversi contesti fisiologici e patologici. Ad esempio, GPR158 è stato associato alla regolazione del tono dell'umore e alla suscettibilità alla depressione. Inoltre, è stato osservato che GPR158 è sovraespresso in diversi tipi di tumori e potrebbe svolgere un ruolo nella progressione del cancro.
In sintesi, la molecola segnalatrice associata a GPR158 funziona come inibitore nelle cellule e questo meccanismo potrebbe avere importanti implicazioni fisiologiche e patologiche.
A seguito di questa scoperta la proteina GPR158, nota come orphan receptor (ovvero un recettore orfano, cioè con un ligando sconosciuto), è stata rinominata mGlyR, acronimo di "metabotropic glycine receptor".




