
Dalla natura alla scienza: il rosmarino ispira un farmaco anti-Alzheimer
Il rosmarino, pianta aromatica nota fin dall'antichità per le sue proprietà benefiche sulla memoria, potrebbe nascondere la chiave per combattere l'Alzheimer. Una recente ricerca ha infatti identificato una molecola, derivata dall'acido carnosico presente nel rosmarino e nella salvia, capace di ridurre l'infiammazione cerebrale e migliorare le capacità cognitive in modelli animali. Un passo avanti promettente verso nuove terapie.

- Acido Carnosico e DiAcCA: L'acido carnosico, presente nel rosmarino e nella salvia, è noto per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Il DiAcCA è una sua forma modificata, più stabile e biodisponibile.
- Meccanismo d'Azione: Il DiAcCA, una volta ingerito, si trasforma in acido carnosico nell'intestino. Attiva poi il percorso trascrizionale Nrf2, stimolando la produzione di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie nel cervello.
- Risultati Promettenti: Studi su modelli animali di Alzheimer hanno dimostrato che il DiAcCA migliora la memoria, aumenta la densità sinaptica e riduce l'infiammazione e la formazione di placche amiloidi e proteina tau fosforilata, caratteristiche della malattia.
- Sicurezza e Tollerabilità: Il DiAcCA è ben tollerato e considerato sicuro, aprendo la strada a futuri studi clinici sull'uomo.
- Prospettive Future: Oltre all'Alzheimer, il DiAcCA potrebbe essere utile nel trattamento di altre malattie neurodegenerative e infiammatorie, come il Parkinson e il diabete di tipo 2.
Rosmarino: un alleato per la memoria
Il rosmarino, con il suo profumo intenso e le sue foglie aghiformi, è una presenza comune nelle nostre cucine e nei nostri giardini. Ma questa pianta, apprezzata fin dall'antichità per le sue proprietà aromatiche e medicinali, potrebbe nascondere un segreto ancora più prezioso: la chiave per combattere l'Alzheimer, una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.
Già Shakespeare, nell'Amleto, faceva dire ad Ofelia: "Ecco del rosmarino, questo è per la rimembranza". Ed è proprio la memoria, una delle funzioni cognitive più colpite dall'Alzheimer, al centro di una recente scoperta scientifica che lega il rosmarino a una potenziale nuova terapia per questa malattia.
L'Alzheimer e l'infiammazione cerebrale
L'Alzheimer è la principale causa di demenza e la sesta causa di morte negli Stati Uniti. In Italia, si stima che colpisca oltre 600.000 persone. Questa malattia è caratterizzata da un progressivo declino cognitivo, che porta alla perdita di memoria, difficoltà di linguaggio, disorientamento e cambiamenti di personalità.
Uno dei meccanismi chiave alla base dell'Alzheimer è l'infiammazione cronica del cervello. Questa infiammazione, insieme allo stress ossidativo (un eccesso di radicali liberi dannosi per le cellule), contribuisce alla morte dei neuroni e alla formazione di aggregati proteici tossici, come le placche di beta-amiloide e i grovigli di proteina tau fosforilata.
Acido Carnosico: un tesoro nel rosmarino
I ricercatori dello Scripps Research Institute in California hanno concentrato la loro attenzione sull'acido carnosico, una sostanza naturale presente in abbondanza nel rosmarino e nella salvia. Questo composto è noto da tempo per le sue potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Agisce attivando un particolare meccanismo di difesa naturale del nostro organismo, chiamato percorso trascrizionale Nrf2.
Immaginate il percorso Nrf2 come un interruttore che, una volta acceso, ordina alle cellule di produrre una serie di sostanze protettive, capaci di contrastare i danni causati dai radicali liberi e dall'infiammazione.
Il problema della stabilità e la nascita del DiAcCA
Il problema è che l'acido carnosico, nella sua forma pura, è molto instabile e si degrada facilmente. Questo lo rende poco adatto per essere utilizzato come farmaco. Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno sintetizzato una nuova molecola, chiamata diAcCA, che è una forma modificata e più stabile dell'acido carnosico.
Il diAcCA è come una "versione protetta" dell'acido carnosico. Una volta ingerito, viene trasformato in acido carnosico attivo nell'intestino, prima di essere assorbito nel sangue e raggiungere il cervello.
Risultati sorprendenti nei test sugli animali
Gli scienziati hanno testato il diAcCA su topi geneticamente modificati per sviluppare una malattia simile all'Alzheimer. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Antioxidants, sono stati molto incoraggianti.
I topi trattati con diAcCA hanno mostrato un significativo miglioramento della memoria e delle capacità di apprendimento. Inoltre, l'analisi del loro tessuto cerebrale ha rivelato un aumento del numero di sinapsi (i collegamenti tra i neuroni, fondamentali per la trasmissione dei segnali nervosi) e una riduzione dell'infiammazione e della formazione di placche amiloidi e proteina tau fosforilata.
Un farmaco "intelligente"
Un aspetto particolarmente interessante del diAcCA è che sembra agire in modo selettivo, concentrando la sua azione antinfiammatoria solo nelle aree del cervello danneggiate. Questo riduce il rischio di effetti collaterali indesiderati. Si comporta quasi come un interruttore automatico che si attiva solo quando c'è un sovraccarico (infiammazione) nel circuito (aree cerebrali colpite).
Prospettive future: dalla sperimentazione alla clinica
Questi risultati aprono nuove prospettive per lo sviluppo di terapie innovative contro l'Alzheimer. Il diAcCA, grazie alla sua sicurezza e tollerabilità (l'acido carnosico è già presente nella nostra dieta ed è considerato sicuro), potrebbe essere rapidamente testato sull'uomo in studi clinici.
Il Professor Stuart Lipton, autore principale dello studio, ha sottolineato che il diAcCA potrebbe essere utilizzato sia da solo, per combattere l'infiammazione cerebrale, sia in combinazione con altri farmaci già esistenti per l'Alzheimer, potenziandone l'efficacia e riducendone gli effetti collaterali.
Inoltre, il diAcCA potrebbe rivelarsi utile anche nel trattamento di altre malattie caratterizzate da infiammazione e neurodegenerazione, come il morbo di Parkinson, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiache. La ricerca in questo campo è solo all'inizio, ma le premesse sono estremamente promettenti.
I dati raccolti nello studio originale indicano che il DiAcCA, grazie alla sua natura di profarmaco, permette di raggiungere concentrazioni ematiche di acido carnosico più elevate e stabili rispetto all'assunzione diretta di acido carnosico, massimizzando così l'efficacia terapeutica e la biodisponibilità del composto attivo nel cervello.
Data di pubblicazione: 10/03/2025




